2011-11-11

Corso di Web Copywriting in aula a Roma e Napoli


Dopo tante richieste ed esitazioni ci siamo finalmente decisi ad organizzare corsi anche in aula.
(Per chi non lo sapesse, da anni organizziamo Corsi on line di Copywriting e Business Writing).

Il corso in aula sarà dedicato al web copywriting e si svolgerà a Roma e Napoli: due giorni a settimana (venerdì e sabato), 8 ore al giorno per 2 mesi (128 ore complessive).

Affronterete insieme a noi un percorso completo, pratico e innovativo per imparare a scrivere per il web.

Il corso è riservato a 16 iscritti per sessione, quindi, se siete interessati, inviateci una e-mail a formazione@scrittura.org: riceverete per primi i dettagli del programma e dei costi.

2011-03-16

What else. L'uso delle parole straniere nella comunicazione aziendale

Sgombriamo subito il campo: in Scrittura.org non abbiamo nulla contro l'uso delle parole straniere. Non rimpiangiamo quindi le ridicole direttive emanate durante il periodo fascista, quando era rigorosamente vietato usare termini esteri e si era obbligati a tradurre in italiano qualsiasi cosa. Allo stesso modo ci fanno sorridere le crociate francesi, che oggi impongono di non usare Mouse ma “Souris”, non Computer ma “Ordinateur”. Se non ci piace questa rigidità d'Oltralpe, ovviamente non è accettabile neanche la scelta italiana di non fare più barriera all'invasione di termini stranieri nella nostra lingua. Ma noi siamo copywriter, quindi siamo consapevoli che la lingua è una “cosa viva” che si modifica nel tempo: se non fosse così oggi parleremmo ancora in latino. E sempre come copywriter, quindi, ci interessa capire se l’uso delle lingue straniere nella comunicazione aziendale è efficace o è un semplice esercizio di stile di nessuna utilità. Ecco quindi le nostre considerazioni.

Non sovrastimate la capacità degli italiani di comprendere termini stranieri

Come abbiamo già scritto in altri articoli, il “lessico fondamentale” degli italiani è formato da circa 2.000 parole, che servono per strutturare il 98% dei discorsi. Alcune parole di cui molti danno per scontato la conoscenza, sono in realtà termini sconosciuti a gran parte della popolazione. Qualche esempio? Non rientrano nel lessico fondamentale parole come “adempiere, registrare, riemergere, golfo”. Ora, alla luce di questo esempio, ve la sentite di usare Call center per indicare il centralino della vostra azienda?

Usare parole straniere non rende un’azienda internazionale

Molte aziende usano l’inglese per darsi un tono da multinazionale, anche se poi il loro mercato è molto ridotto e non supererà mai i confini nazionali. Perché lo fanno allora? Perché qualcuno, un giorno, ha fatto credere agli imprenditori che la dirigono che discutere di business durante una conference call è molto smart e li trasforma per magia da piccola impresa italiana a multinazionale pronta a conquistare i mercati del mondo.

Usare parole straniere rende la vostra comunicazione meno efficace

Chiarezza, semplicità e comprensibilità sono i principi di ogni comunicazione aziendale efficace: valgono quando parlate al telefono, per una brochure, per la home page del sito web e per tutte le volte in cui prendete la parola come azienda. L’uso di parole straniere riduce tutti e tre questi parametri, con il risultato immediato di allontanare le persone dalla vostra comunicazione, quindi dalla vostra azienda.

Ed ora ecco alcuni consigli per decidere se e quando usare parole straniere.

Usate i termini stranieri quando non ci sono equivalenti italiani

Ogni volta che siete tentati di usare termini stranieri, chiedetevi se sia realmente necessario e se saranno compresi dalla maggior parte dei vostri lettori. Certo, se oggi invece di scrivere “Computer” scrivereste elaboratore, qualcuno potrebbe divertirsi molto. Ma se l’alternativa è tra “Cash” e contanti, tra “Customer Service” e Servizio Clienti, non abbiate dubbi. È meglio usare il secondo.

Verificate il reale significato delle parole straniere che usate

Vi assicuriamo che è molto difficile spiegare ad un inglese che state indossando un golf, visto che per loro questo è solo uno sport e non un maglioncino. Allo stesso modo non stupitevi se vi guardano strano se gli dite che state costruendo dei box per auto (box significa solo scatola) o che producete una linea di body che per loro non è un indumento ma semplicemente un “corpo”.

What else?

Per chi si è chiesto il motivo di un’espressione straniera nel titolo, ecco la spiegazione. Negli ultimi mesi sono stati trasmessi su tutti i canali televisivi nazionali, spot con George Clooney testimonial di Nespresso. Lo slogan della campagna è “What Else?”, cioè “Che altro?” nel senso di “cosa desiderare di più di un buon caffè Nespresso?”. Non male, forse un po’ banale, ma sono tempi duri per la creatività. Il punto è che nello spot, interamente in inglese con sottotitoli in italiano (lo potete vedere qui nell’episodio del taxi), l’agenzia ha sentito il bisogno di mettere un asterisco con la traduzione di “What else?” Solo pochi secondi, alla fine, con corpo piccolissimo, in fondo a sinistra. Ora delle due cose, l’una: o il pubblico di Nespresso conosce l’inglese e quindi non c’è bisogno di tradurre o non lo conosce. In questo caso, perché usarlo?



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2011-03-13

Alcuni buoni motivi per non copiare i contenuti da altri siti web

Siamo dei copywriter professionisti, e in quanto tali, siamo capaci anche di passare tre giorni su una singola frase prima di decidere che vale la pena pubblicarla. Siamo quindi particolarmente sensibili al tema della copia dei contenuti: quando passi ore ed ore a fissare 5 parole sullo schermo, chiedendoti se suonano bene, se sono efficaci, se possono portare a qualche interpretazione ambigua e così via, poi te la prendi a male se qualcuno arriva sul tuo sito e in 10 secondi di copia&incolla si porta via il lavoro di ore, giorni, mesi. Ma questo non è l'oggetto di questo articolo: al di là della difesa della nostra attività professionale, ci sono diversi buoni motivi per cui le aziende e le agenzie che lavorano per loro, non dovrebbero copiare i testi da altri siti. Eccone alcuni.

Motivo numero 1: Google penalizza i siti con contenuti copiati

Non c'è molto da aggiungere: chi conosce almeno un po' il più importante motore di ricerca attuale sa che è molto attento alla qualità dei risultati che restituisce agli utenti. Qualità e unicità sono i due cardini dell'algoritmo di Google. Ma se fino ad ora questa posizione era risaputa ma non ufficiale, da qualche giorno il motore ha preso una posizione ufficiale: con l'ultimo aggiornamento chiamato Google Panda (dal nome dell'Ingegnere), saranno penalizzati tutti i siti con contenuti copiati, superficiali e poco specifici. Questo aggiornamento è anche conosciuto come Google Farmer perché colpisce di più le farmer (fabbriche) di contenuti, cioè quei siti che vivono come dei parassiti limitandosi ad aggregare notizie pubblicate da altri siti. Le conseguenze per i siti che copiano sono variabili: dalla penalizzazione, che significa una minore visibilità nei risultati di ricerca fino ad un "ban" (esclusione) completo, che significa rimozione dall'indice dei risultati con conseguente invisibilità. Ricordate che Google penalizza non solo i contenuti completamente copiati ma anche quelli "similari" cioè che sono copiati modificandoli leggermente.

Motivo numero 2: i contenuti copiati parlano male di voi

Molti credono che con il web sia consentito quello che normalmente è vietato con gli altri mezzi di comunicazione. Nessuno si sognerebbe mai di copiare la brochure o lo spot radio di un concorrente mentre questi scrupoli scompaiono quando si parla di testi per il web. Eppure cosa succederebbe se un cliente si presentasse nella vostra azienda dicendo "Ho visto che avete prodotti e servizi uguali a quelli di un'altra azienda a cui mi sono rivolto. Anche le parole per descriverli sono uguali. Ma siete la stessa azienda o due cose differenti?" Se siete stati voi a copiare, sarà difficile trovare una scusa plausibile da presentare al cliente. Se sono stati gli altri, sarete voi a volere una spiegazione accettabile.

Motivo numero 3: prima o poi vi trovano

E' molto diffusa l'idea secondo cui il web è molto grande, quindi "anche se copio, nessuno mi troverà mai". Noi non siamo molto convinti di questa affermazione: di solito le aziende monitorano i siti della concorrenza, quindi prima o poi qualcuno se ne accorge. Anche se copiate contenuti su un argomento molto popolare, in cui i siti della concorrenza sono migliaia, non è detto che prima o poi non accada. A chi non è successo di incontrare qualcuno che si conosce in una città straniera, in un posto poco affollato, proprio mentre stava pensando "ah che bello vedere qualche faccia nuova...".

Motivo numero 4: copiare contenuti è illegale

L'abbiamo lasciato per ultimo ma non perché sia poco importante: copiare i contenuti di un sito è illegale e può portare conseguenze civili e penali. Sfatiamo un altro luogo comune: le cose che stanno su Internet, compresi testi, foto, elaborazioni grafiche e tutto il resto, sono disponibili liberamente solo se questo è chiaramente indicato. Anche per strada ci sono tante auto senza nessuno alla guida, ma ciò non significa che si può prendere una qualsiasi e andare a farsi un giro.

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